scrittura
VIRGILIO SCAPIN, Cattivi pensieri, a cura di Tiziana Agostini, Neri Pozza, 2000.
Questo libro è il frutto di una filologia militante: nell’esplorare l’attività di romanziere di Virgilio Scapin ci siamo imbattuti in un copioso impegno di scrittura, sparso tra quotidiani, introduzioni e presentazioni di libri, pubblicazioni occasionali. Si tratta di testi di natura profondamente diversa, alcuni legati a circostanze precise o al luogo che li ospita, altri costituiscono primi abbozzi di idee poi sviluppate nelle narrazioni più ampie, altri ancora vere e proprie storie brevi, compiute e chiuse nella circolarità di un racconto. Su quest’ultime si è fermata in particolare la nostra attenzione, perché ci pareva che mettendole insieme potessero diventare in qualche modo un nuovo romanzo, avente per protagonista Scapin stesso in una trama scandita in tre momenti: la ricostruzione della sua giovanile formazione, la vita della città i personaggi che l’hanno animata in un passato recente, ma che nella ricreazione letteraria assumono valore mitico, nella loro singolarità e atemporalità. Ecco dunque le Voci bianche, il Teatro in piazza e Uomini e bestie. Questi materiali coprono l’arco cronologico degli ultimi vent’anni e sono stati selezionati fra oltre duecento testi. Il titolo, Cattivi pensieri, come ogni titolo che si rispetti, racchiude una molteplicità di significati, ne valgano due su tutti: il realismo graffiante di ruzzantiana memoria – sottolineato anche da Fernando Bandini nella sua introduzione ai racconti di Scapin I magnasoéte a proposito dell’espressionismo linguistico -, e il quotidiano interrogarsi della coscienza – ricordiamo Libera nos a Malo – quale risultato di una formazione religiosa vissuta dallo scrittore e dai suoi conterranei come vera e propria categoria dello spirito.