scrittura
VIRGILIO SCAPIN, I magnagati, a cura di Tiziana Agostini, Biblioteca dell’immagine, 2001.
Se per Proust era la madeleine profumata a mettere in moto il meccanismo del ricordo e dunque del racconto, per Scapin è un piatto succulento di baccalà alla vicentina. Il cibo come cultura, come sapienza antica, come omaggio ad una terra dove per secoli contadini hanno fatto i conti con la miseria e le donne sono diventate maestre di invenzioni gastronomiche per combattere la penuria anche morale della limitatezza degli alimenti di cui disponevano. Per Scapin la gastronomia, il ricercare sapori antichi sono una scelta di rottura dai meccanismi omologanti della modernità dei surgelati e dei fast-food: egli cerca lo “snaturale”ruzantiano, il naturale che si oppone all’artefatto. Una scelta quasi anarchica, dunque, in nome della genuinità della parola come dei comportamenti e dei cibi. Mangiare è anche gioia, convivialità, stare con gli amici assaporando i gusti di una terra veneta che non cessa mai di sorprendere, per la sapienza che traspare dai novelli sacerdoti di Bacco e di Cecere, cuochi e osti che nel tempo della globalizzazione hanno saputo non perdere le conoscenze empiriche in materia di cucina. Mettendo insieme lo spirito di Erodoto e quello di Rabelais, Scapin guarda infatti all’umanità che si azzuffa e si ingaglioffa con occhio disincantato, scruta le trame di coloro che si credono potenti, ma gli è difficile provare per loro simpatia. Comprende le umane debolezze, ma non le assolve, se non quando sono figlie dell’astuzia primitiva di persone semplici ma svelte di intelletto. E poi le donne, mai stanche e mai dome, capaci di esprimere doti e valori superiori alla dura legge della giungla con la quale devono quotidianamente confrontarsi. Abbiamo seguito Scapin attraverso l’incredibile terra vicentina, dopo averlo osservato nelle sue pagine, che siamo andati ancora una volta raccogliendo. Partendo da un bisogno primario, il cibo, I magnagati tracciano la storia e la topografia di un luogo al mondo, che è anche categoria dello spirito, come da centocinquant’anni generazioni diverse di scrittori dimostrano: da Zanella a Fogazzaro, da Piovene a Parise, a Meneghello, a Rigoni Stern, a Bandini, a Trevisan qui fare letteratura è anche proseguire su un cammino già tracciato, magari per “delirare”, uscire, appunto, dal solco. Per questo libro, con cui Scapin ha costruito un monumento alla vicentinità, abbiamo preparato la malta per tenerlo insieme, in un gesto di affetto e gratitudine per la persona e il personaggio di Virgilio, chierico provvisorio, attore, libraio, accademico olimpico, Priore della Venerabile Confraternita del Baccalà alla Vicentina, i cui confratelli e le cui consorelle a lui, devotamente, si inchinano.